Percorsi e collezioni

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Sala 1 – Colloqui. Rodin, Medardo, Wildt

Potente apertura del percorso espositivo, con tre fondamentali punti di forza della collezione, oltre che della scultura europea del XIX secolo, messi a confronto in un dialogo ricco di implicazioni. L’imponente gesso de I borghesi di Calais (1889), opera chiave di Auguste Rodin e acquistata del Comune di Venezia alla Biennale del 1901, è collocato in apertura di percorso accanto a due cere appartenenti agli esordi di Medardo Rosso e al gesso preparatorio della monumentale maschera dedicata da Adolfo Wildt all’architetto Larass, il cui originale andò distrutto durante la guerra.

Sala 2 - Dalla pittura di macchia al luminismo scientifico

Lavori fondamentali di Medardo Rosso – da Madame X a Ecce Puer - sono esposti nella seconda sala del museo, in dialogo con opere di Fattori, Signorini, Pellizza da Volpedo, Morbelli, Novellini e Grubicy de Dragon, in un percorso che dalla pittura di macchia porta al luminismo scientifico del divisionismo.

Sala 3 – Dal verismo alla Belle époque

La sala si apre con La famiglia Guidini (1873) di Giacomo Favretto, una delle più riuscite foto di famiglia della pittura ottocentesca italiana, accanto a dipinti eseguiti a cavallo tra i due secoli come Sorolla y Bastida, Liebermann, De Nittis e ad alcune opere della collezione veneziana finora conservate in deposito e mai inserite in percorso, come Contadina che lavora (1904) di Jan Toorop e Signora con specchio, Ultima occhiata (1914) di Federico Zandomeneghi.

Sala 4 – Tra simbolismi e secessioni

Il quarto ambiente espositivo propone capolavori assoluti dell’arte europea del primo novecento: Giuditta II (1909), del fondatore della Secessione viennese Gustav Klimt, dialoga con l’altro volto della cultura tedesca – impregnata di forti sapori mitologici, toni cupi, atmosfere dense e allusive – rappresentato dalla Medusa (1908) di Franz von Stuck, ma anche con Maschera bianca (1907) del belga Fernand Khnopff, personalità di spicco del modernismo europeo di cui è esposto anche il Ritratto della signorina Rothmaler, tra le primissime opere acquistate per i musei veneziani alla Biennale del 1901.
Sono chiamati a confronto, in questa sala di forti suggestioni anche il marmo di chiara impronta secessionista di Adolfo Wildt Carattere fiero e anima gentile (1912), lavori di Mario De Maria, dello scultore Minne e di Max Klinger, con la sua scultura in bronzo Bagnante (1896-1897) posta accanto a La nascita di Venere (1903) di Ettore Tito.
Alcune significative opere grafiche di Edvard Munch, inserite per la prima volta nel percorso museale, completano la stanza e mostrano quello che fu lo sguardo attento e curioso del collezionismo pubblico veneziano all’inizio del secolo scorso.

Sala 5 - L’uomo che pensa.Auguste Rodin e Adolfo Wildt

In questa sala, dove troneggia il famosissimo Rabbino di Vitsbek (1914-1922) di Marc Chagall, un’opera giovanile e del tutto singolare nella produzione del pittore russo, si torna a riflettere sulla scultura ed in particolare sulla poetica di Wildt (presente con numerose opere di assoluta qualità, grazie alla donazione nel 1990 dagli eredi), messo nuovamente a confronto con Rodin, il cui Pensatore (1880) – una delle splendide versioni in gesso – entra finalmente in “dialogo” con la collezione.

Sala 6 – Venezia: interpreti della Secessione italiana

La sala 6 è dedicata agli interpreti veneziani (ma è presente anche Giacomo Balla con una bella tela divisionista) di quella che fu la cosiddetta Secessione italiana, ovvero quel movimento artistico che promosse lo svecchiamento della cultura figurativa nazionale e che proprio da Venezia prese le mosse. In questa sala è possibile ammirare l’opera dei cosiddetti “pittori di Ca’ Pesaro”, protagonisti di quel gruppo giovanile che tra il 1908 e il 1920, sotto la guida di Guido Barbantini – proprio negli spazi di questo museo – rispose alle esigenze di rinnovamento dell’arte veneziana in contrapposizione alla Biennale: Umberto Boccioni, Pio Semeghini, Arturo Martini, Gino Rossi, Umberto MoggioliAccanto al Ritratto della sorella che legge del 1909, di Boccioni è esposto anche un dipinto di analogo soggetto ma di qualche anno precedente (1904), nuova acquisizione per le collezioni di Ca’ Pesaro. C’è una contiguità di sentimenti ed emozioni tra Prostituta e Buffone – sculture dalla forte carica espressionista e di denuncia – e la suggestiva Maternità di Gino Rossi.

Sala 7 – Arcaismi. Anni Venti e Trenta

Sempre di questi anni è lo straordinario dipinto Le signorine di Felice Casorati, esposto alla Biennale del 1912. Casorati è tra i protagonisti dell’arte italiana tra le due guerre e proprio tra gli anni Venti e Trenta si collocano i confronti tra le opere dell’artista piemontese, le terrecotte e i gessi di Arturo MartiniFanciulla verso sera (1919), Natività di Maria (1925), Ritratto di Lilian Gish (1929) e Testa di ragazza ebrea (1931) – alcuni significativi dipinti di Sironi, Carrà e Campigli e l’inedito accostamento con Contadino (Uomo seduto) di Costant Permeke del 1921. Il tema è dunque quello della riflessione e del superamento – attraverso la rilettura della grande tradizione artistica dei Primitivi italiani – dei formalismi delle avanguardie artistiche del primissimo ‘900, futurismo in particolare, alla ricerca di una nuova via espressiva.

Sala 8 - Risonanze metafisiche

De Chirico è con Morandi il grande protagonista di questa sala, dove si possono ammirare le stranianti composizioni dei Bagni misteriosi e un Trovatore del ’50, lavori messi in dialogo con la sobria monumentalità di SironiPaesaggio urbano del 1950 ca. ed Eclisse del 1942, entrata in collezione come deposito a lungo termine – o, ancora, con le silenti, malinconiche Nature morte di Giorgio Morandi.

Sala 9 - Estenuazione del colore

In questa stanza, le affinità cromatiche e pittoriche richiamano l’idea di una sorta di estenuazione del colore, che si ravvisa molto bene in opere come Piante fiorite di Emil Nolde (1909), Nudo allo specchio (1931) di Pierre Bonnard, Paesaggio (1932) di André Derain, Studio con fruttiera (1942) di Dufy, fino alle nature morte e al superbo Grande paesaggio (1948) di De Pisis, quadro quest’ultimo che sembra declinarsi nell’astrazione lirica di una bella Venezia di Virgilio Guidi.

Sala 10 - Fantasmi del potere. Anni Trenta e Quaranta

Il percorso entra nell’ambiguità degli anni Trenta e Quaranta e il dialogo innescato tra i dipinti e le sculture si fa sottilmente inquietante, soprattutto là dove chiaro è il riferimento alle ideologie e ai miti dei totalitarismi. La corsa di Deineka – dono della Presidenza della Biennale del 1930 – si affianca al piccolo bronzo raffigurante il Centometrista (1935) di Martini e alla rudezza del Pugile (1939) di Martinuzzi. I volti nei dipinti di Donghi (Donna al caffè del ’31) e di Cagnaccio di San Pietro (Autoritratto del ‘38), espressione di quella Nuova Oggettività che caratterizza la pittura europea tra gli anni Venti e Trenta, rappresentano il vuoto e lo sconcerto. Armando Pizzinato denuncia il dramma con la sua grande tela del 1949, che ispira il titolo dell’intera sala, un’opera finora non esposta nel percorso del museo.

Sala 11 - Surrealismi e Astrazione

Nella sala colloquiano il grande Kandinsky di Zig Zag banchi (1922) e di Tre triangoli (1938 ca.), Paul Klee – presente con un piccolo inchiostro di china acquarello e pastelli – Joan Mirò, Calder con un Mobile: tutti lavori che sono qui affiancati a un dipinto del ciclo Il pittore e la modella di Picasso, un’opera che bene ricollega al tessuto creativo internazionale la collezione storica dei non molti lavori astratti storici di Ca’Pesaro. Max Ernst, che dona egli stesso Weatherman (1951) al museo veneziano dopo il premio alla Biennale del 1954, Antoni Tàpies, Jean Arp, Yves Tanguy sono invece testimonianza di quel percorso dentro il surrealismo, che a Venezia aveva trovato in Peggy Guggenheim una delle sue più valide sostenitrici.

Sala 12 – Passaggio

La sala 12 è un “passaggio” in senso proprio e metaforico, segnato dal capolavoro postcubista di Ben Nicholson, un artista poco presente nei musei italiani e che indica in modo pertinente il deciso passaggio postbellico della ricerca espressiva verso l’astrattismo, ben documentato nella sala successiva.

Sala 13 – Astrazione segnica. Anni Cinquanta

Inizia da questa sala un singolare percorso, per esempi, nell’intricata galassia di quel particolare momento espressivo che, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, coinvolge contemporaneamente artisti europei, statunitensi e perfino giapponesi,con sfumature, tendenze e nomi diversi: Informale in Italia, Informel, Art Autre, Tachisme in Francia, Action painting o Abstract expressionism negli Stati Uniti. Ecco dunque in sala, di Eduardo Chillida e Marc Tobey, le opere premiate alla Biennale del ’58 e poi donate dagli artisti al museo.

Sala 14 – Gesto e colore. Anni Cinquanta

Relazioni emozionanti s’innestano tra Viaggio in Italia. Sicilia (1955) di Emilio Vedova, l’astrazione lirica di Muro e alghe (1954) di Santomaso e Parete di una casa di pescatore (1951) di Birolli, ove spazi e colori sono anch’essi diluiti nell’universo dell’astrazione; così come tra l’astrazione luminosa di Afro in Villa Fleurent: Esemplare n.3 (1952) e quella dei paesaggi dipinti da Zoran Music (Vento e sole, 1958) e di Morlotti (Campagna d’autunno, 1956).

Sala 15 - Arte spaziale a Venezia

Nell’ultima sala del percorso espositivo viene dedicato un focus di particolare interesse sul “movimento spazialista veneziano”, gruppo di artisti formatosi con la “Mostra spaziale”, organizzata a Venezia nel 1953. L’originaria visione spazialista di Fontana, di esplicita matrice empirica e tecnologica, si concretizza qui nelle opere di Bruno De Toffoli, Anton Giulio Ambrosini, Bacci, Morandis, Luciano Gaspari, Bruna Gasparini, Vinicio Vianello e Saverio Rampin, in una ricerca sulla rappresentazione, o meglio, sulla realizzazione dello spazio nell’arte e sulla percezione personale che si instaura nell’esperienza emotiva.

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